Ma che cos’è la sindrome dell’edificio malato?
Quando pensiamo alla nostra salute, è naturale preoccuparsi di ciò che mangiamo, dell’attività fisica o dell’aria che respiriamo all’aperto. Ma c’è un fattore invisibile, spesso trascurato, che può avere un impatto significativo sul nostro benessere quotidiano: la qualità dell’aria negli ambienti chiusi. Passiamo in media oltre il 90% del nostro tempo in luoghi confinati come abitazioni, uffici, scuole e palestre (dati Istituto Superiore di Sanità), ed è proprio lì che si concentra la maggiore esposizione a contaminanti invisibili.
Tra le problematiche più diffuse legate alla scarsa qualità dell’aria indoor c’è la sindrome dell’edificio malato, un insieme di disturbi non specifici, che colpiscono le persone che frequentano abitualmente un determinato edificio e che tendono a migliorare quando si esce da quell’ambiente. Il termine è stato coniato per la prima volta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità già negli anni ’80, ma oggi è più attuale che mai.
Un problema reale e sottovalutato
Secondo Gaetano Settimo, coordinatore del Gruppo di Studio Nazionale sull’inquinamento interno dell’ISS, “l’aria negli ambienti interni può essere anche fino a 5 volte più inquinata di quella esterna”. Le fonti di contaminazione sono molteplici: materiali da costruzione, arredi, vernici, apparecchiature elettroniche, detergenti, ma anche fattori biologici come polveri, acari, muffe e funghi.
In un edificio malato, è comune riscontrare sintomi come mal di testa persistente, senso di affaticamento, secchezza oculare, irritazioni cutanee, difficoltà respiratorie o vertigini. Si tratta di disturbi generici, che rendono difficile una diagnosi immediata, ma che nel tempo possono compromettere seriamente la qualità della vita e la produttività lavorativa.
Questa sindrome non colpisce solo edifici vecchi o mal costruiti. Anche le nuove costruzioni ad alta efficienza energetica, se non adeguatamente ventilate o gestite, possono trattenere sostanze nocive, causando un effetto “sigillato” che favorisce l’accumulo di agenti inquinanti.
Attenzione alla legionella: un nemico silenzioso
Uno dei pericoli più gravi – ma ancora poco conosciuti – è rappresentato dalla legionella, un batterio presente naturalmente nell’acqua, che può proliferare in particolari condizioni ambientali, soprattutto in impianti idrici o di climatizzazione poco controllati. I punti critici sono: rubinetti, docce, serbatoi, torri evaporative, impianti di condizionamento e qualsiasi sistema in cui l’acqua possa ristagnare e raggiungere temperature comprese tra i 20°C e i 50°C.
Quando il batterio viene disperso nell’aria sotto forma di aerosol, può essere inalato e causare la legionellosi, una forma di polmonite potenzialmente letale, soprattutto per persone anziane o immunodepresse. In Italia, nel solo 2022, sono stati notificati quasi 3.000 casi di legionellosi (fonte: Ministero della Salute), un numero in aumento rispetto agli anni precedenti. Eppure, nella manutenzione ordinaria di molti edifici, questo rischio viene ancora ignorato o sottovalutato.
La normativa vigente (Linee guida Conferenza Stato-Regioni 2015) stabilisce precisi obblighi di controllo e prevenzione, ma l’efficacia reale dipende dalla costanza e dalla competenza di chi gestisce questi impianti.
Come proteggersi
Il primo passo per contrastare la Sindrome dell’Edificio Malato e i rischi collegati è l’analisi dell’aria e degli impianti da parte di tecnici specializzati. Una corretta valutazione ambientale permette di individuare le fonti di contaminazione e pianificare interventi mirati: bonifiche, trattamenti antibatterici, pulizia degli impianti, monitoraggi periodici, miglioramento della ventilazione e molto altro.
AIA Servizi è al fianco di aziende, enti pubblici e privati cittadini per garantire ambienti salubri e sicuri. Offriamo un servizio completo che parte dalla diagnosi ambientale, passa per l’intervento tecnico e prosegue con un’assistenza costante nel tempo. Il nostro obiettivo è semplice: farvi respirare aria pulita, ogni giorno.
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